Pulire lo specchio

L’ultima cosa che faccio prima di andare a letto è disegnare tre teschi, su un foglio di carta grigiastra. Poi mi infilo sotto le lenzuola e non posso fare a meno di leggere finché non sono arrivata all’ultima parola de Il silenzio dell’onda.

Oggi sono stata qui. Resto un tempo lunghissimo a guardare l’artista spazzolare uno scheletro umano, grattare via con le unghie insaponate una patina nera, di cui non mi spiego l’origine, in una colonna di monitor che inquadrano le sue mani sulle mani, nelle orbite, dentro le ossa del bacino, sui piedi, dentro la cassa toracica. Cleaning the mirror I . Sulla parente accanto, in un altro video, Marina è nuda, stesa, con lo scheletro sbiancato adagiato sopra il suo corpo, sollevato ritmicamente dal suo respiro.

Nel sogno sto per morire. Sono in un letto d’ospedale e so con quieta certezza che sto per morire. Non sono più vecchia, nè più govane, sto per morire adesso. Per una certa parte del sogno continuo a ripetere a qualcuno – qualcuno che è venuto a trovarmi immagino, ma non vedo nessun volto, nessun corpo – ripetere che si è rotta una canalina. Fra le mani tengo il modellino di un tratto della mia colonna, vicino all’osso sacro, e mostro un punto, a destra, in cui manca un pezzetto d’osso. Si è rotto qui, ripeto.

Non riesco a mangiare, faccio fatica a deglutire, forse non riesco a parlare. Un’infermiera arriva e mi dice che è necessario che io mangi qualcosa. Mi chiedo come, ma soprattutto non capisco che senso abbia farmi mangiare se sto per morire. E’ un pensiero che penso senza dolore. L’infermiera esce dalla stanza e rientra con due pezze di spugna bagnate di acqua calda, con cui mi avvolge le mani. Sento un calore umido e piacevole e penso che dovevano essere state gelide. Non riesco a deglutire. Penso a mia madre e a mia sorella. Devo dirglielo. Penso solo a loro, ma sempre senza tristezza. Per un istante mi turba il pensiero del loro dolore ma come se fosse il mio, se fossi al loro posto. Meglio così, dico, indicando il modellino delle mie ossa, non avrei potuto vivere in questo modo. Continuo a restare sola, sdraiata, con una sensazione di disagio nella gola.

Penso che se sto per morire ci sono cose che vanno buttate. I miei diari. Devo dire a Laura di buttarli. Decine di quaderni. Un altro pensiero mi attraversa la mente, altre cose devono essere cancellate, devono sparire. Comincio ad agitarmi, sono sempre sola. Parole, immagini. Devono finire con me. Nomi. Prima che quel pensiero si trasformi in angoscia mi sveglio.

Mamma, stasera esco

Che io ci ho provato, giuro.

Per quattro anni ci ho provato. Ricordandomi che se è così una ragione ci deve pur essere  e che sotto a quell’ammasso di grassa tracotanza e indisponenza c’è un bambino fragile. Ci ho provato, giuro.

Ma sentirlo cantare ‘sta roba, a voce alta, due volte a settimana, senza la minima cognizione del fatto che si tratti di una, pur discutibile, satira proprio di gente come lui – che se mia mamma non mi compra le scarpe che dico io, gli rovino la vita – ecco, questo è troppo.

Cazzo, almeno i pronomi personali avrebbe dovuto impararli.

 

Io amo la Morta

Un amore felice. E’ normale?

E’ serio? E’ utile?

Che se ne fa il mondo di due esseri

che non vedono il mondo?

Innalzati l’uno verso l’altro senza alcun merito

i primi qualunque tra un milione, ma convinti

che doveva andare così – in premio di che? Di nulla;

la luce giunge da nessun luogo -

perché proprio su questi, e non su altri?

Ciò offende la giustizia? Sì.

Ciò infrange i princìpi accumulati con cura?

Butta la morale dal piedistallo? Sì, infrange e butta giù.

Guardate i due felici:

se almeno dissimulassero un po’,

si fingessero depressi, confortando così gli amici!

Sentite come ridono – è un insulto.

In che lingua parlano – comprensibile all’apparenza.

E tutte quelle loro cerimonie, smancerie,

quei bizzarri doveri reciproci che s’inventano -

sembra un complotto contro l’umanità!

E’ difficile immaginare dove si finirebbe

se il loro esempio fosse imitabile.

Su cosa potrebbero contare religioni, poesie,

di che ci si ricorderebbe, a che si rinuncerebbe,

chi vorrebbe restare più nel cerchio?

Un amore felice. Ma è necessario?

Il tatto e la ragione impongono di tacerne come di uno scandalo nelle alte sfere della Vita.

Magnifici pargoli nascono senza il suo aiuto. Mai e poi mai riuscirebbe a popolare la terra,

capita, in fondo, di rado.

Chi non conosce l’amore felice

dica pure che in nessun luogo esiste l’amore felice.

Con tale fede gli sarà più lieve vivere e morire.

W. SZYMBORSKA, Un amore felice

E. SCHIELE, L’abbraccio

Visualizzazione

Chiudete gli occhi. Liberate la mente da ogni immagine. Ora state vedendo un bosco.

E’ un luogo dove sono (siamo) stata realmente. L’incrocio di quattro vie. Forse strade frangi fiamme. Si credeva che nei quadrivi le streghe si dessero convegno, me lo ricordo mentre intaglio il cartoncino. Non ho visto streghe, né demòni (non le ho viste io, non io). Solo ombre.

 

Curve away

- E ma quindi, dopo la parafrasi del Cantico di Frate Sole, parafrasi della massima semplicità per un bambino di madre lingua araba sia detto per inciso – poi ti spiego cos’è un inciso – dovremmo fare il riassunto scritto di tre paragrafi di storia, riassunto della massima utilità e motivato probabilmente dall’ornitopenia della tua prof – poi non ti spiego cos’è l’ornitopenia -  e hai la verifica di scienze.

- Eh.

- Ecco, Acca Acca diventami operativo rapidamente per favore, non ti distrarre pensando all’ultima puntata di Dragon Ball, ottimo, bene, facciamo che io ti leggo riassumendo allo stesso tempo i concetti semplificandolique così da velocizzare il tutto, molto bene molto bene, allora, la crisi del Seicento, partiamo pronti via. Nella seconda metà del XVI secolo ebbe inizio il declino economico della Spagna, fra le cui cause possiamo annoverare il disprezzo della nobiltà per ogni attività produttiva: questo ci significa che invece di investire le enormi ricchezze provenienti dalle miniere americane migliorando le tecniche agricole, il comm

-Ma all’Esselunga ci sono solo fragole spagnole.

- Acca Acca, questa tua osservazione è degna di Alex, davèro. Son passati giusto quei quattro secoli. Oh, ma sai come si dice fragole in dialetto? Maòstri. E ciliegie? Ti piacciono le ciliegie? O ma sai che quando ero bambina avevamo l’orto? Patate, pomodori, prezzemolo, carote, insalata, sedano. E le fragole. In fondo al vialetto, sì, le fragole. Ah ma grazie signora Acca, non immagina quanto gradisco questo tazzone di caffelatte fumante, l’ideale proprio per digerire la caseoula, già già. Oh ma sai che mi sta tornando la voglia di avere un orto? Devo giusto aspettare che il cane decida di considerare chiuso il proprio ciclo vitale perché va bene tutto ma le verzure annaffiate d’urina canina anche no. Mi ricordo che mia nonna ci faceva raccogliere le dorifore dalle piante di patata e

- Ma come si fa a coltivare?

- Ecco, lo sapevo che avresti cercato di perdere tempo! Dobbiamo studiare, su su, diventami operativo!

- Ma veramente Winter sei te che stai parlando da un’ora di quando eri giovane.

- Stavamo dicendo, il bilanciamento delle reazioni chimiche, giusto?

- No. Tipo le fragole spagnole.

- Oh, ti ho mai detto che da piccola avevo l’orto?

Oltre la città d’oro si stendono gli infiniti giardini di Isidora, dove il semplice desiderio controlla ogni cosa. Nei giardini, due abitanti di Isidora si possono incontrare senza ricordarsi l’uno dell’altro, senza rendersi conto che si sono innamorati già mille volte, e possono innamorarsi di nuovo. Finché resteranno vicini, vivranno soltanto per rendersi felici a vicenda.

Gli abitanti di Isidora hanno una lingua, ma non parlano come noi. La loro lingua non si basa sulle parole ma sul tocco (…) Quando due isidorani si toccano a vicenda sul petto, una sensazione intraducibile, ma simile forse alla pura felicità, travolge entrambi.

Stefan Merrill Block, Io non ricordo