E quindi, per una serie di sfortunate coincidenze del tutto indipendenti dalla mia volontà – allungo il cadavere steso sul palmo della mia mano destra – codesta sim è morta.
Il becchino è un ragazzo molto giovane e cordiale. Vediamo. Codice fiscale e il cadavere. Immagino che non cia modo di recuperare il puk.
Una serie di sfortunate, dicevo, coincidenze, si figuri che non spegnevo il telefono da oltre un anno, sa, indipendenti dalla mia, come dicevo, volontà. Nessuna possbilità di recuperare il puk, in effetti.
Lui, senza perdere la sua cordialità, ha sempre più l’aria di essere uno che, avesse trent’anni di più e qualche capello in meno, starebbe prendendo un appunto mentale per scriverci un post, su di me.
Ecco, sim nuova, stesso numero.
Oh, che meraviglia. Ma quindi. Il cadavere è cadavere? La mia rubrica? I messaggi che avevo in memoria?
Eh.
Ah.
Winterblossom è seduta in macchina, sta uscendo dal parcheggio affollato del centro commerciale. E’ buio. Tenere quello che va tenuto e lasciare andare il resto. Questa estate, un pomeriggio, si è seduta sotto un albero, dopo aver tolto lo zaino dalle spalle, e ha eliminato dalla memoria del suo telefono, e dalla sua, decine di parole. Alcune vecchie di anni. Pesanti, appiccicose.
Tenere quel che va tenuto.
Nessuno mi capirai mai come voi, amiche mie. Vi voglio bene Questo, andava tenuto.
Cruz de hierro, anno domini 2009. Whish you were here. Questo, andava tenuto.
Sono arrivato questa mattina, fratelli. Sono felice. Questo, andava tenuto.
Anche io, gallinella. Stop. Questo, andava tenuto.
E gli altri.
Le verdure rotolano fuori dalla borsa, Winterblossom sta guidando in modo approssimativo. Si toglie i guanti, passa le mani sugli occhi. Non ha alcuna intenzione di smettere di piangere, però.