







INSONNIA
Prendere la cravatta del venerdì, quella rossa a pallini bianchi, e tagliarla a minuscoli quadrettini. Estrarre dal loro vaso di coccio le tre piante da appartamento e prenderle a calci finché siano ridotte ad una polpa granulosa impossibile da identificare. Macchiare di sugo tutte le camicie bianche che sono ordinatamente appese nell'armadio, indi provvedere a farne striscioline. Versare il tutto in un grosso frullatore d'acciaio, aggiungere della cenere e dell'aglio, avviare le lame, estrarre la poltiglia, condire con olio d'oliva, sale e abbondante paprika. Infine, versare il tutto nella tazza del cesso e tirare lo sciacquone.
Correre.
Correre nei boschi nel tardo pomeriggio.
Correre sull'asfalto dopo il tramonto.
Correre sull'asfalto dopo il tramonto con un inizio di bronchite.
Correre sull'asfalto dopo il tramonto con un inizio di bronchite e appena ripresasi dall'influenza intestinale.
Correre sull'asfalto dopo il tramonto con un inizio di bronchite e appena ripresasi dalll'influenza intestinale, sotto la pioggia. E ridere.
Be', senti, quante storie, non è mica colpa mia! No, certo, non è colpa mia se sei vestito da benzinaio, fai benzina come un benzinaio- cioè professionale che mica è un insulto, stronzo (questo è un insulto invece) – c'hai pura la faccia da benzinaio! Cioè, quando ho chiesto il pieno grazie potevi almeno rispondermi, invece di montare sul tuo suv e partire senza neanche darmi della stordita, ti pare?
Che gente, oh.
Ecco, dopo un pomeriggio come quello appena trascorso, la tirocinante arteterapeuta Winterblossom sbatte la testa al muro – ma dai, proprio come uno dei bambini del suo gruppo, va' che coincidenza – macerandosi nel dubbio, quasi una certezza, di aver fatto la minchiata del secolo a chiedere il tirocinio in neuropsichiatria infantile e desiderando con tutta se stessa di potersi risvegliare, domani mattina – posto che dorma e no, non dormirà – ortodonzista o lucidatore di specchi o restauratrice di pizzi di Cantù.
Anche decoratrice di alberi di Natale andrebbe benissimo.
Pure pulitrice di culi di anziani allettati, in verità.
Brutta stronza, me lo potevi anche dire prima!

MIa madre distoglie gli occhi dal televisore.
Il nonno era tornato sconvolto da Milano – racconta – continuava a dire che tutti gli sputavano addosso e che era nudo, appeso a testa in giù. Diceva che non potevamo immaginare la rabbia della gente.
Mio nonno era un muratore socialista. Mia nonna, consumata da una fame vecchia come la guerra e dalla necessità di crescere quattro figlie in tempo di guerra, usciva in giardino, la notte, a gridare vaffanculomussolini.
Io e mia madre ci guardiamo, poi torniamo a guardare le immagini che arrivano dall'altra parte del Mediterraneo. Non che si meritasse niente di meno.
Però.
Succede questo. In un orario variabile tra le 2 e le 4 antelucane mi sveglio. Tutte le notti.
Giusto il tempo di rendermi conto che mi sono svegliata e quelli arrivano.
Un Quarto Stato di miserabili cenciosi e agguerriti, una falange di opliti incazzatissimi, un'invasione inarrestabile di ultracorpi dall'aspetto eterogeneo e dalle armi sconosciute
i miei pensieri
tocca a me tocca a me, no io, scusate c'ho il numerino è il mio turno, eh no io c'ho la sciatica non spingete e poi sono vecchissimo, e allora io che c'ho appena un par de mesi?, carogne fate passare o mi trasformo in un supersaiàn di pensiero pervasivo e per voi è la fine, se ve la do mi fare passare avanti?
così, senza pietà, tutti a premere contro i cancelli della mia santa voglia di continuare a fottermene di loro e dormire il riposo del giusto, vociano, allungano le mani, si sovrappongono l'uno all'altro, provano a scavalcare finché non mi arrendo e comincio a contare i rintocchi delle campane
don don din, don don don, don don don din, don don don don, don don don don din, don don don don don
poi suona la sveglia e capisco che, ad un certo punto, devo aver dato udienza a tutti o averli cacciati a colpi di ramazza nel culo e che, comunque, è ora di alzarmi.
C'è qualcosa di buono anche in questa lentezza, in questa pigrizia dell'anima che non mi ha portato neanche fino ad un cinema, in questa domenica. Qualcosa di buono nel tedio malinconico che mi ha colto mentre guardavo vecchie fotografie scattate poco tempo fa. Nel compiacimento con cui ho scrutato senza pena la mia solitudine di un giorno. Nel silenzio senza niente da dire e niente da fare che non potesse essere fatto domani.
Qualcosa di buono: essere rimasta davanti al caminetto accesso, sprofondata in una poltrona, fino a quando non ho letto l'ultima parola dell'ultima pagina.