LA SEGRETARIA BIONDA 2

Ci sono cose che ci rifiutiamo di credere possibili.

Eppure queste cose accadono. E anche quando veniamo a sapere che sono effettivamente accadute, beh, ci vogliono ore, a volte giorni, perché il senso di quello che abbiamo saputo ci pervada.

 

Winterblossom era una ragazza presuntuosa, sì. Convinta, se non altro, di conoscere LUI meglio di chiunque altro.

Dunque, nonostante indizi macroscopici e una spiccata capacità di analisi, Winterblossom non riesce ad anticipare nemmeno una parola del dialogo seguente (dialogo, sia detto per inciso, che verrà ricostruito un po’ a braccio, perché quando Winterblossom ci ripensa, adesso, non sente proprio le parole di lui, sente un indistinto brusio…).

 

- Ciao

- Ciao

- Ti trovo bene…

- Grazie. Cos’è che mi dovevi dire di così urgente e così di persona, eh?

Winterblossom è fiera della sicumera che riesce a dimostrare. Sono guarita, sto bene, non lo amo piùùùù, pensa divertita. Ah ah.

- Stamattina ti ho detto che esco con una…

- No. Stamattina mi hai detto che scopi con una.

- Ecco. Penso sia giusto che tu sappia tutto. Così puoi essere completamente libera di vivere la tua nuova storia.

Winterblossom non coglie. Non anticipa. Non legge l’imbarazzo nella voce di lui. Winterblossom sorride (è stupida) e gli fa pac-pac sulla spalla sinistra, per accompagnare il racconto.

 

- Non è iniziata adesso.

- Cosa?

- La storia con F (F= la segretaria bionda)

- Dai? L’hai chiamata appena ci siamo lasciati, ah ah, neanche il tempo di lasciare raffreddare le lenzuola, ah ah…

Winterblossom ride. E’ davvero scema…

 

- Tre anni fa.

- Tre anni fa cosa?

- Ti ricordi che ho passato quel periodo terribile…il lavoro, i cazzo di parenti che mi davano il tormento…

- …

- Sono andato a letto con lei.

Winteblossom è una personcina dotata di una certa logica. E non vede un nesso fra le ultime due frasi che ha sentito. Ma, finalmente, capisce che lui le sta dicendo la più banale e ordinaria della cose: l’ha tradita.

E non ci crede. Impossibile.

 

- Una settimana, non di più, la prima volta. Poi si è trasferita, per lavoro, in Irlanda.

- La prima volta?

- Poi l’anno dopo, quando è tornata per le ferie.

- E…?

- Poi ancora l’anno dopo…

Winterblossom lo guarda e, per la prima volta, lo vede e sente le sue parole.

 

E adesso è davvero troppo stanca, e intristita, per continuare questo racconto…

 

 

LA SEGRETARIA BIONDA 1

Aprile 2007. Domenica mattina, ore 7.15.

Winterblossom dorme placidamente nel suo lettino. Il cellulare comincia a suonaralce

- ….

- Ciao, dormivi?

- … Non importa. Dimmi!

- Ecco, guarda, dopo la telefonata di ieri ho capito che tu stai iniziando questa storia nuova, e…ti ho sentito allegra, e…ho pensato di dirti questa cosa…

 

Winterblossom comincia a svegliarsi. Percepisce un cambiamento nelle vibrazioni dell’aere attorno a sé. Teme che a breve saprà qualcosa che preferirebbe non sapere. Ha la tentazione di chiudere graziosamente la comunicazione, adducendo a pretesto l’ora improvvida e il rientro nel cuore della notte. Ma, ovviamente , non lo fa. Winterblossom si sistema il cuscino sotto la schiena e ascolta.

 

- Da due mesi scopo con una.

- …

- Hai capito?

Winterblossom è improvvisamente sveglia.

Winterblossom aveva una cara amica. Il giorno di Natale di qualche anno prima, il marito di questa amica scrive un ispirato, appassionato biglietto d’amore alla moglie, il cui senso era, in estrema sintesi: ti amerò per sempre.

Prima dell’Epifania il marito dell’amica confessa fra copiose lacrime di avere una relazione e di NON ESSERE FELICE. Winterblossom inferisce da questo episodio che:

1) è necessario restringere drasticamente il numero di comportamenti umani che ci suscitano stupore

2) le parole hanno un senso e un valore che sfuma e svapora mano a mano che ci si allontana dall’istante in cui sono state pronunciate (ma anche scritte: scripta manent appunto per ricordarci la nostra incoerenza).

Nonostante ciò, Winterblossom è molto molto stupita.

 

- E chi sarebbe?

- Non te lo dico.

- Ma, dai, chi è? La conosco ?

- Una ragazza, lavorava per noi…te ne avevo parlato…bionda…la segretaria.

 

Il dialogo, è evidente, non rifulge per originalità, ma Winterblossom, che pure nei confronti a sfondo amoroso ha sempre dato prova di agilità dialettica, cade nella più bieca banalità. Fa domande prevedibili. Ha curiosità elementari, tipo: e com’è a letto?

Disgraziatamente LUI sembra avere ritrovato l’uso della parola, dopo anni di mmm, fff e “dimmi tu”.

LUI è generoso di dettagli e particolari. Lui descrive a Winterblossom persino le posizioni preferite della “segretaria bionda”.

Winterblossom non se ne rende conto ma è sotto shock. Se così non fosse si chiederebbe che senso hanno le domande che fa e le risposte che riceve, che senso hanno queste parole a due mesi dalla fine della sua storia con LUI.

Winterblossom ad un tratto viene risvegliata dal calore malsano che il cellulare sprigiona a contatto con il suo orecchio destro e dal segnale di avviso che la batteria è quasi scarica.

Ah! Salvata dalla batteria scarica.

 

- Mi si sta scaricando la batteria.

- Devo dirti ancora una cosa.

- Un’altra?Ah ah (Winterblossom è sotto shock, non dimentichiamolo!).

- Ma di persona.

- …

- Hai capito?

- Va bene. Senti…io vado a correre stasera. Fatti trovare al parcheggio alle 17. Così mi dici.

 

Fluff. Cellulare morto.

Winterblossom è stordita. Ha dormito tre ore. Sa con certezza che non si riaddormenterà.

Ma Winterblossom è ancora una bambina ingenua. E’ un po’ stupida, in verità, e si fida molto delle persone.

- Strano-pensa- avrei giurato che c’avrebbe messo più tempo a trovarsene una…

 

E la sera va all’incontro.