DOLCI DIPENDENZE

Forse dovrei cominciare a preoccuparmi.
C’è qualcuno qui che sa se il cioccolato fondente provoca dipendenza?
Io mangio mooolto cioccolato. Io ne voglio sempre di più. Io sono dipendente.

- Buona sera, mi chiamo Winterblossom e ho un problema.

Mmmm.
Quando vado a fare benzina in Svizzera mi sfondo le tasche con leggere e leggiadre tavolette ciocco-menta, ciocco-arancio, ciocco-ciocco…
Ma non ingrasso (cioè, non mi peso).

- Buona sera, mi chiamo Winterblossom e … qualcuno ha del cioccolato?

……………….

…………………………………………………….

Beppe Severgnini scrive che i puntini di sospensione sono come la varicella e il morbillo e bisognerebbe usarli solo da bambini. Mi permetto…………..di dissentire. Punto.

…………………………………………………….

AMICI

Mi ritrovo a pensare. Quante le persone che sono rimaste indietro, che non hanno più attraversato i confini incerti del mio passato.
Gli amici, quelli conosciuti fin dall’asilo, la bambina riccioluta con cui progettavo il boicottaggio del riso con i piselli e la fuga dalla colonia estiva, il ragazzo timido che preferiva stare con me piuttosto che confrontarsi coi suoi coetanei, Renata, dagli occhi verdi e l’anima annebbiata, che si è innamorata di me al liceo, le decine di persone incontrate, poi, sui banchi di un’aula universitaria, o con cui ho giocato anni a pallavolo…
Nessuno che ricordi con il reale desiderio di avere ancora vicino.

Eli, ti ricordi con quanto affetto ascoltavo le tue interminabili telefonate, con quanta pazienza cercavo di mettere ordine fra le girandole dei tuoi pensieri, la fatica con cui cercavo di rispondere alle tue domande?
Ricordi come è finita ogni cosa?
E non mi manchi.

A volte sono colta dal senso di perdita. Ma so che è un attimo. So che DAVVERO sono altre le cose che ho perduto, altre le persone che non POTRO’ rivedere più.

Ecco. Adesso l’ho detto. Vi ho voluto bene, vi voglio bene. Ma non ho bisogno di voi.

MI SA CHE STO INVECCHIANDO

A volte penso che si dovrebbe tentare di definire la propria identità, specie se si riflette in solitaria, evitando di utilizzare ciò che disapproviamo o detestiamo negli altri come termine di paragone.
E’ un sintomo di immaturità parlare di sè come di qualcuno che NON fa questo o quello…
Che NON si veste, mangia, beve, parla, ascolta, va, dove/come/quello che gli altri (coloro che non ci piacciono) invece mangiano bevono dicono ascoltano etc (mi sa che la leggibilità del periodo è un po’ compromessa).

Questo non significa non avere opinioni o gusti assolutamente personali, anticonformistici (ma esiste davvero qualche comportamento che si possa definire non-conformista, oggi?) che ci differenziano dalle altre persone, ma, ma.
Se abbiamo bisogno di contrapporci ad altri per definire noi stessi, non dichiariamo ipso facto la debolezza delle nostre convinzioni?
Se mi piace fare CIP, che bisogno ho di dire all’universo mondo che quelli che fanno CIOP sono delle merde? E’ sufficiente che faccia CIP CIP CIP, no?