ACQUA E SALE

Qualche anno fa Winterblossom legge che ci sono donne la cui bellezza viene esaltata dalle lacrime, altre il cui viso si deforma e gonfia e arrossa quando piangono.
Alla prima occasione – e Winterblossom è una dalle lacrime facili, diciamolo – alla prima occasione Winterblossom si guarda allo specchio dopo avere pianto e non può fare a meno di constatare di appartenere alla seconda categoria.
La portata di questa rivelazione è notevole, perchè ogni qual volta Winterblossom sentirà che sta salendo dal diaframma l’onda delle lacrime, beh, sa che aspetto avrà il suo viso. Sapendolo, cercherà conforto nella solitudine, o volterà gli occhi facendo finta di guardare il paesaggio.

Winterblossom oggi ha imparato un’altra cosa.
Il vento di settembre asciuga rapidamente la componente acquosa delle lacrime e il sale che resta gonfia le palpebre arrossa la pelle schiarisce l’iride.

Winterblossom cerca di far prevalere la sua consapevolezza estetica ma è proprio sciocca.
Si è convinta che se non lascia traboccare l’acqua che le ha invaso i polmoni finirà col soffocare.
E allora piangi, Winterblossom.
Ma che non ti veda nessuno, per carità…

LA SEGRETARIA BIONDA 2

Ci sono cose che ci rifiutiamo di credere possibili.

Eppure queste cose accadono. E anche quando veniamo a sapere che sono effettivamente accadute, beh, ci vogliono ore, a volte giorni, perché il senso di quello che abbiamo saputo ci pervada.

 

Winterblossom era una ragazza presuntuosa, sì. Convinta, se non altro, di conoscere LUI meglio di chiunque altro.

Dunque, nonostante indizi macroscopici e una spiccata capacità di analisi, Winterblossom non riesce ad anticipare nemmeno una parola del dialogo seguente (dialogo, sia detto per inciso, che verrà ricostruito un po’ a braccio, perché quando Winterblossom ci ripensa, adesso, non sente proprio le parole di lui, sente un indistinto brusio…).

 

- Ciao

- Ciao

- Ti trovo bene…

- Grazie. Cos’è che mi dovevi dire di così urgente e così di persona, eh?

Winterblossom è fiera della sicumera che riesce a dimostrare. Sono guarita, sto bene, non lo amo piùùùù, pensa divertita. Ah ah.

- Stamattina ti ho detto che esco con una…

- No. Stamattina mi hai detto che scopi con una.

- Ecco. Penso sia giusto che tu sappia tutto. Così puoi essere completamente libera di vivere la tua nuova storia.

Winterblossom non coglie. Non anticipa. Non legge l’imbarazzo nella voce di lui. Winterblossom sorride (è stupida) e gli fa pac-pac sulla spalla sinistra, per accompagnare il racconto.

 

- Non è iniziata adesso.

- Cosa?

- La storia con F (F= la segretaria bionda)

- Dai? L’hai chiamata appena ci siamo lasciati, ah ah, neanche il tempo di lasciare raffreddare le lenzuola, ah ah…

Winterblossom ride. E’ davvero scema…

 

- Tre anni fa.

- Tre anni fa cosa?

- Ti ricordi che ho passato quel periodo terribile…il lavoro, i cazzo di parenti che mi davano il tormento…

- …

- Sono andato a letto con lei.

Winteblossom è una personcina dotata di una certa logica. E non vede un nesso fra le ultime due frasi che ha sentito. Ma, finalmente, capisce che lui le sta dicendo la più banale e ordinaria della cose: l’ha tradita.

E non ci crede. Impossibile.

 

- Una settimana, non di più, la prima volta. Poi si è trasferita, per lavoro, in Irlanda.

- La prima volta?

- Poi l’anno dopo, quando è tornata per le ferie.

- E…?

- Poi ancora l’anno dopo…

Winterblossom lo guarda e, per la prima volta, lo vede e sente le sue parole.

 

E adesso è davvero troppo stanca, e intristita, per continuare questo racconto…

 

 

CORRERE

Correre…

Appena scendo dalla macchina mi chiudo ad ogni rumore esterno infilando gli auricolari del lettore MP3. Uno sguardo veloce all’orologio. Comunque so già quanti minuti impiegherò a percorrere i quattro km di sentiero che cominciano appena oltre il parcheggio.

Comincia la musica e io non sento altro, non i miei passi, non il mio respiro. Corro.

All’inizio lentamente, curva a destra, curva a sinistra.

Ecco, adesso comincia la prima salita, breve, ma il ritmo della batteria, o un assolo di chitarra costringono le mie gambe in una cadenza uniforme, energica.

E io sto sorridendo, lo so.

 Io canto, senza curarmi che qualcuno possa sentire la mia voce soffocata dalla fatica.

 

When you get what you want but not what you need …

E’ così, lo so io come lo sai tu…non possiamo tornare indietro, ma solo da dove siamo ora, solo da qui, riusciamo a vedere chiaramente cosa eravamo l’uno per l’altra. E cosa abbiamo perso.

When you loose something you cannot replace …

 

Discesa. I passi sono veloci. I piedi sembrano conoscere ogni irregolarità del terreno, ogni sasso o radice, le braccia si piegano per evitare i rami più bassi.

La felicità del corpo che si libera di ogni ricordo, che si scuote di dosso le tue mani le tue parole, che sputa fuori con il sudore quello che mi hai detto, quello che non riuscivo a capire da sola.

 

Don’t cry to me

If you loved me

you would be here whit me

 

Cosa è stato vederti piangere, qui, in questa casa, con le spalle schiacciate dai singhiozzi

Tu che non hai pianto neanche quando è morto tuo padre, amore mio

 

And every time you speak her name

Does she know how you told me you’d hold me

Until you die, ‘till you die

But you’re still alive

 

Immaginarti mentre fai l’amore con lei, mentre la tocchi, mentre cerchi sulla pelle di lei quello che non hai trovato poggiando le mani sui miei fianchi i miei seni

 

Correre, quando piove, con le foglie appesantite che sembrano accarezzare le mie braccia, con tenerezza, lasciare un segno sui palmi delle mani, che tengo aperte davanti al petto

correre, senza incontrare nessuno, ridere di come ogni ricordo sembri lontano superfluo estraneo

quello che importa, adesso, è il prossimo passo, pensare alla musica, pensare alla fatica dei muscoli

questo è reale

non il mio incantamento

non la mia stupidità

l’ultima salita, lunghissima, estenuante

 

wake me up inside

call my name and save me from the dark

bid my blood to run

before I come undone

save me from the nothing I’ve become

 

Nessuno mi richiamerà in vita, nessuno soffierà la mia anima dentro la mia carne come il Dio della Genesi per dare vita ad Adamo.

 

Correre, fino alla fine del sentiero, fino a sentire che non c’è più fiato nella gola, non ci sono più lacrime secche sotto le palpebre

Non c’è niente al mondo se non gli alberi che si chiudono a nascondere il sole e la luce che si inganna dentro le pozzanghere e il vento ed io.